MONICA BONZANO Portrait of Herself in copertina FirstClassMAG n. 1 2018 Oggi è la giornata MONICA BONZANO La fama internazionale non ha bisogno di presentazioni, capace, com’è, di toccare in brevi tratti le corde del nostro più intimo senso di di umanità, fragile e fortissima, delicata e tenace. Le sue opere sono un diario di bordo nel tragitto di navigazione che conosciamo con il nome di vita. I suoi corpi femminili o senza definizione di sesso, esili, minuti, dalle movenza come intorpidite, i suoi volti pieni di curiosità e di assenze, la materia e le superfici, usurate dal colore, l’inganno del tratto veloce sono lo specchio di una ricerca pericolosa del senso dell’identità e dell’appartenenza, la risposa dell’individuo alla ricerca della propria libertà alla perfezione irreale e al glamour. Tele di lino, tessuti d’abbigliamento, lavati, cancellature e strati fanno delle opere di Monica Bonzano oggetti d’arte capaci di trattenere la densità del tempo e restituire l’immediato di un momento. della salute, un bene di inestimabile valore. Non dimentichiamo mai la sua importanza e facciamo sempre prevenzione per mantenerla!
Andy Bluvertigo
Andy Bluvertigo Deco Maiko Incontrare Andrea Fumagalli, per tanti Andy Fluon, per molti semplicemente Andy dei Bluvertigo, corrisponde alla possibilità di tuffarsi in un mondo creativo a tutto tondo, in cui si uniscono suoni, immagini, colori. Tastierista, saxofonista, fondatore con Morgan dei Bluvertigo, voce dei Fluon, ma anche apprezzato e quotato pittore che illumina con la sua fluorescenza. Quello di Andy pittore è un mondo di riferimenti pop, declinati con la sua personalità in uno stile che sa come riunire estremi dark e variopinti nella sua “Cartoonia”. Le tonalità fluorescenti inserite in bordature nere fanno parte del suo personalissimo codice pittorico, che sintetizza in modo mai banale, forme e piani sia narrativi che prospettici. I soggetti delle sue opere sono icone dell’arte, della musica, del cinema, ma anche dei cartoni animati e della pubblicità, decontestualizzate e ricollocate nel nostro tempo attraverso frammenti di memorie personali. Andy vive e lavora a Monza.
Fabrizio Dusi
Fabrizio Dusi con Folla 2019 Fabrizio Dusi nasce a Sondrio nel 1974. Dopo la maturità artistica si diploma come web designer, ma consegue nel 2003 un ulteriore diploma presso la scuola di ceramica Cova di Milano. Scultore, ceramista e pittore, Fabrizio Dusi dal 2011 è rappresentato dalla Galleria Flora Bigai: “il vero salto di qualità direi, perché è stato con la galleria che è iniziato un percorso più strutturato di mostre e fiere; fino a quel momento il mio era stato un cammino un po’ più underground.” La ceramica, unita alla sperimentazione di tecniche sempre nuove e all’utilizzo di materiali diversi come il legno, il plexiglas o il neon, è lo strumento con il quale l’artista indaga la dilagante sensazione di inadeguatezza, caratteristica del disagio postmoderno, e l’incomunicabilità che ne consegue, l’inaridirsi di quella dimensione affettiva connaturata all’uomo come essere sociale. Dal 2005 ha un laboratorio artistico personale a Milano, dove attualmente lavora. In collaborazione con il Comune di Roma sta esponendo in questo periodo un progetto site specific alla Casa della Memoria, dal titolo DON’T KILL 1938, a cura di Chiara Gatti, mentre grazie al comune di Milano il progetto site specific DON’T KILL del 2017 alla Casa della Memoria è diventato permanente. Le sue opere sono presenti in diverse collezioni, tra cui SDA Bocconi Milano, Studio Negri Clementi Milano, Domprè Farmaceutica Milano, Mueso Gianetti Saronno, Collezione Imago Mundi Fondazione Benetton Treviso, Fondazione Golinelli Bologna, Museo MIC Feanza, Museo della Ceramica Gubbio, Museo Alcora Spagna, Collezione Perez Miami USA e allo YAD VASHEM di Gerusalemme, e prossimamente Università di Padova.
Ema Stokholma
Ema Stokholma in Andrea nel bosco, 2022 Ema Stokholma, pseudonimo di Morwenn Moguerou è un artista francese trapiantata a Roma. Prima modella, diventa poi una deejay di successo, speaker radiofonica e scrittrice (vince il premio bancarella nel 2021 con il suo libro d’esordio “Per il mio bene”). Si approccia all’arte già da giovane ma decide di condividere i suoi lavori solo dal 2016 usando Instagram, progetto di grande impatto più unico che raro nell’intero panorama artistico. Postando una fotografia scattata dalla stessa Ema, ne fa seguire un time-lapse della realizzazione dell’opera e concludendo il trittico con uno scatto del dipinto, ci permette di osservare il mondo e di paragonarlo alla visione che Ema ci propone di quell’immagine, di quella realtà, sulla sua tela. Da i primi passi ad oggi si può intraprendere insieme all’artista un percorso di esercitazione e ricerca di stile scorrendo il suo profilo social totalmente dedicato alla pittura. I pittori prediletti di Ema, coloro che l’hanno ispirata sono Edward Hopper, David Hockney e la miglior pittura figurativa del Novecento, ma a lasciare il segno è anche l’urban art. I quadri sono di grandi misure e vengono realizzati ad acrilico o olio e potremo osservarli dal 6 al 14 novembre Novembre 2021 in una mostra allo Spazio Fontanella, Roma. Scrive Gabriele Miccichè su Millenium: “I quadri di Ema un po’ fanno pensare alla pop art, ma lo svolgimento del suo lavoro è assai diverso da quello delle star americane. L’immagine di partenza è si una fotografia, ma la realizzazione del quadro si compie poi a mano libera. L’effetto si accosta più al realismo magico italiano e tedesco degli anni Trenta del secolo scorso.”
In evidenza SENNA NOW. Formula 1, arte e NFT in memoria di Ayrton Senna
SENNA NOW. Formula 1, arte e NFT in memoria di Ayrton Senna Il progetto SENNA NOW nasce da una idea di Matteo Machiavelli, che ha trascorso la sua infanzia seguendo le gesta di Ayrton Senna. La sua personalità, il suo coraggio e la sua umanità sono state una ispirazione per molti. Matteo ha così iniziato a immaginare come poter creare qualcosa che potesse centralizzare e far emergere alcuni aspetti dello speciale messaggio che Ayrton ha saputo trasmettere al mondo. È stato nell’inverno 2021, durante un pranzo con Gianluca Tramonti, che è nata l’idea di collegare la Formula 1 con l’arte. Gianluca è il proprietario di Halmo, brand collezionista di vetture di Formula 1 e di eccezionali pezzi d’arte del mondo del Motorsport. In qul momento Gianluca ha deciso di donare una VERA vettura di F1 al progetto. Successivamente è stato scelto JISBAR, un giovane artista di successo, incaricato di creare attraverso i suoi occhi e il suo stile riconoscibile il progetto SENNA NOW, diventando il primo artista in assoluto a dipingere su una vera vettura di F1. L’auto è stata completamente personalizzata per celebrare Senna. Un lato porta una composizione di 3 livree iconiche di Ayrton, l’altro è stato dipinto da Jisbar ispirandosi all’iconica vita del pilota. Cosa mancava per completare il progetto? Qual è l’argomento più di tendenza al mondo in questo momento? Grazie all’esperienza di AXL INU, un innovativo Eco-Sistema decentralizzato con sede a Dubai e gestito da Giacomo Acquadro e Gianmaria Gerolin, il progetto include una collezione NFT davvero speciale! Questa collezione è unica, perché include 3 diversi design NFT che coronano l’essenza del progetto fino alla sua migliore esecuzione e unisce realismo, hi tech e pop art! Grazie all’aiuto del supporto tecnico di Federico Piva e alla direzione creativa di Gianmaria Gerolin, AXL INU rilascia 9912 NFT suddivisi in 3 design distintivi. 3304 NFT mostrano una rotazione 3D dell’auto di F1, 3304 sono un 3D del casco di F1 di Ayrton e i restanti 3304 illustrano i momenti iconici di Senna nello stile pop-art più distintivo dell’artista Jisbar. 12 di questi NFT saranno super rari e includeranno specifiche diverse. La collezione è stata presentata a Monte Carlo durante gli stessi giorni del GP di Monaco nell’ultimo weekend di maggio, un posto davvero speciale per Ayrton Senna. www.axltoken.com www.sennanow.com
“Insieme, per gli altri”: Veronica Berti Bocelli racconta la Andrea Bocelli Foundation
Veronica Berti Bocelli racconta la Andrea Bocelli Foundation “Empowering people and communities” è il vostro motto. Ci racconta di cosa è fatto il vostro DNA? “I nostri sono i cromosomi di chi comprende come il senso della vita non può prescindere l’altro, che ha bisogno di te per poter crescere e poter esprimere la propria vocazione, il proprio talento. Purtroppo non sempre la vita ci consegna tutti i gli strumenti necessari e spesso le condizioni personali, il contesto o le vicissitudini rendono difficile, se non quasi impossibile, la realizzazione del nostro progetto di vita di donne e uomini. Ecco, la Andrea Bocelli Foundation ha nel suo Dna tutto questo ed “Empowering people and communities” vuole esprimere appunto la vocazione, i tratti fondamentali del nostro corredo genetico nella consapevolezza che l’empowerment, cioè la conquista della consapevolezza di sé e delle proprie straordinarie possibilità, si concretizza nel creare appunto le opportunità di espressione del potenziale delle persone e delle comunità. Ecco, è su questo che si esprime e agisce il nostro Dna, sui nostri studenti, sui cittadini di domani attraverso l’implementazione di percorsi didattici e formativi innovativi che includono la musica, l’arte e il digitale”. La ABF lavora attualmente con due principali programmi di intervento: Challenges e Break the Barriers. Ce li può raccontare? “Volentieri. Entrambi sono progetti coniugano la ricerca avanzata di soluzioni alla vita pratica delle persone con difficoltà oggettive partendo dal presupposto che ogni essere umano si realizza giocoforza nell’ambito complessivo di una dimensione bio-psico-sociale. Bio perché siamo giocoforza condizionati dal nostro stato di salute, dal nostro profilo di funzionamento fisico. Psico perché la percezione che abbiamo di noi stessi, anche rispetto agli altri e dell’ambiente-contesto ci condiziona fortemente, ancor più se già vincolati a difficoltà fisiche. Sociale in quanto il nostro progetto di vita non può prescindere la dimensione familiare, scolastica, lavorativa e comunque relazionale. Con Challenges, dunque, siamo impegnati a realizzare, attraverso una complessa attività di ricerca, la possibilità di rendere indipendenti le persone non vedenti o ipovedenti che hanno bisogno di ausili spesso costosi per poter gestire la propria vita in maniera autonoma. Nell’ambito di questo obiettivo abbiamo inserito il progetto di ricerca E-Theia, dal nome della dea greca della luce, la dea della vista, che punta alla realizzazione di un device, cioè un dispositivo elettronico, in grado di aiutare le persone con problemi visivi affinché possano vivere nella maniera più autonoma possibile la propria socialità indoor e outdoor”. E Break the Barriers? “E’ un programma senz’altro di più vasto respiro, un contenitore decisamente più ampio nel quale rientrano tutti quei progetti che in qualche modo aiutano le fasce deboli in quei contesti italiani o dei Paesi in via di Sviluppo in cui le condizioni economiche e sociali o le malattie compromettono le aspettative di vita o comunque costituiscono una barriera allo sviluppo delle potenzialità dei singoli e delle comunità. Per questo abbiamo costruito un modello di approccio sistemico che pone la scuola, l’accesso all’istruzione, al centro della vita della comunità. La scuola-comunità diviene così fulcro di socialità, formazione, sviluppo delle potenzialità non solo del singolo ma della sua famiglia, del suo contesto sociale, del suo paese. Da Haiti, dove partendo dalle scuole di strada abbiamo lavorato al fianco del partner locale Fondation Saint Luc per realizzare edifici scolastici funzionali e sicuri, ai luoghi del Centro Italia distrutti del sisma 2016 e dove la Fondazione ha realizzato già 3 scuole, lavoriamo lavora oltre le mura per ideare e realizzare progetti formativi particolarmente innovativi grazie al team multidisciplinare particolarmente specializzato. Questo, ad esempio, è quanto stiamo facendo con il progetto H-Labs per la didattica negli Ospedali Pediatrici. La solidarietà è una tematica importante e fondamentale per lei e la sua famiglia. Tra i tantissimi progetti già portati a compimento quali sono quelli che più l’hanno emozionata in qualità di vice presidente della Fondazione? “Non c’è in realtà un progetto in particolare e non è tanto il suo livello di ambizione ad emozionarmi. Mi emoziona la ritrovata serenità, lo sguardo e il sorriso di quelle comunità che ci hanno dato la possibilità di renderci utili, di dare un senso al nostro impegno, alla nostra esistenza. Mi emoziona la mano tesa dei nostri partner, mi emoziona la gioia che leggo negli occhi dei tantissimi nostri collaboratori di fronte ad un’idea nuova, ad un progetto realizzato. In questo senso, forse, Voices of Haiti è uno dei progetti, di quelle esperienze, che racchiude tutto questo”. Dopo Haiti c’è stata la ricostruzione delle scuole distrutte dal terremoto del 2016, poi l’emergenza Coronavirus, adesso quella Ucraina. Come è cambiata l’attività della Fondazione in questi anni? “Senza mai perdere di vista la nostra mission, puntando fortemente alla nostra capacità di adattamento alle nuove sfide, raccogliamo di volta in volta, come tutti, la “chiamata” all’urgenza, all’emergenza. Lo schema di base resta però sostanzialmente lo stesso: dopo un primo aiuto, il supporto per fornire e ripristinare le condizioni minime essenziali di base, lavoriamo per strutturare interventi di più ampio respiro. L’esempio più attuale è forse il recente progetto “Con te per disegnare un futuro di Pace”, attivato in risposta alla emergenza legata al conflitto ucraino-russo. Lì abbiamo progettato sì un percorso di accoglienza strutturandolo, però, in modo da permettere in prospettiva una possibile integrazione socio-culturale delle famiglie accolte così come il recupero di una nuova quotidianità e di nuovi punti di riferimento. Guardiamo a quella cultura di una solidarietà che sa cogliere non solo il grido di dolore di una comunità in un dato momento ma anche le opportunità del momento stesso, quelle in grado di poter contribuire a dare una risposta immediata ed efficace anche in prospettiva. L’attività cambia adattandosi al contesto emergenziale. Quello che è rimasto immutato è, invece, lo spirito di iniziativa, la voglia di mettersi in gioco”. Se potesse descrivere la ABF in tre aggettivi quali sceglierebbe? “Se me lo consente più che un aggettivo preferirei sintetizzare il tutto con un solo sostantivo: l’amore. Quello per il prossimo, per l’altro nel suo momento del bisogno. L’unico in grado di dare
Rezet 360°, il brand Made in Italy di cosmetica attiva
Intervista al founder e CEO Franz Serrano Franz Serrano, nato in Colombia, ha iniziato la sua carriera negli anni ’80 come modello e nel 1995 è stato eletto come primo Mister Colombia della storia. Negli anni 90 si è trasferito a Miami per operare nell’ambito delle strategie diplomatiche del consolato colombiano continuando a lavorare anche nella moda e in televisione. Nel 2000 si è stabilito in Spagna e nel 2018 ha iniziato una significativa esperienza di training presso una grande azienda di cosmetica con l’obiettivo di conoscere da vicino la filiera produttiva dello skin care: un ultimo step nella sua lunga formazihttps://web.archive.org/web/20240918124224/https://rezet360.com/it/one per poter concretizzare il progetto REZET 360°. Quali sono le caratteristiche dei prodotti REZET 360°? “L’idea di creare REZET 360° è nata dal concetto che i prodotti cosmetici non sono dei semplici “riparatori” da applicare dopo che il problema si è presentato e che danno de risultati superficiali, ma degli attivatori. Partendo dal presupposto che la pelle è già in grado di ripararsi da sola, Rezet 360° non fa altro che stimolare e sostenere questi processi. Si tratta quindi di cosmetica attiva”. Quali sono i punti ti forza del brand? “Sono prodotti altamente tecnologici, dai prezzi onesti, efficaci e all’avanguardia. Frutto di un programma di ricerca ad alto contenuto scientifico grazie a cui, per la prima volta, è stata formulata un’innovativa linea antiage capace di interagire in maniera attiva e personalizzata con pelli maschili e femminili, differenti per età e caratteristiche. Gli ingredienti, infatti, sono selezionati e combinati con un approccio atto a stimolare la naturale produzione degli elementi che rendono la pelle fresca, luminosa ed elastica”. Una linea che ha alla base il concetto di autoconsapevolezza. Lo stesso concetto che ritroviamo nella tua installazione artistica “You are the real masterpiece”, che abbiamo potuto ammirare alla mostra Modigliani Opera Vision curata dalla Fondazione Amedeo Modigliani e allestita negli spazi dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia Santa Maria della Pietà di Venezia. “|You are the real masterpiece, realizzata in cartone naturale, si presenta come uno stargate che conduce in una nuova dimensione, quella rappresentata appunto da REZET 360°. Un’opera immersiva che rompe gli schemi con la consuetudine per riportare l’uomo al centro del pensiero contemporaneo, in una nuova interpretazione dell’Umanesimo. L’individuo stesso diventa opera d’arte, riflettendo la propria immagine in un grande specchio: in quel momento inizia un percorso di autoconsapevolezza e di riscoperta della propria bellezza intrinseca. L’opera è un memo sulla straordinarietà di ognuno, sul fatto che ogni persona sia un capolavoro”.
Aruba, “One happy island”
“One happy island”: così l’ufficio del turismo locale presenta Aruba al mondo, isola caraibica al largo del Venezuela che accoglie con sabbie candide, acque turchesi, colori vivaci, musica e tanta voglia di divertimento. Il sole splende tutto l’anno e il clima è sempre mite, piacevole per il relax in spiaggia e per una festosa vita notturna in riva al mare. Le sue piccole dimensioni, poi, ne fanno una destinazione facile da esplorare: noleggiando un’auto, magari una 4X4, si possono scoprire un’infinità di spiagge bianchissime e le sue scogliere scolpite dal vento, i paesaggi brulli e incontaminati dell’entroterra e la coloratissima architettura delle cittadine come la capitale Oranjestad, con la sua storia coloniale, e come San Nicolas, con i murales opera di artisti di tutto il mondo. Per chi ha voglia di stare in mezzo alla natura, c’è il Parco Nazionale Arikok, che copre circa il 20% della superficie dell’isola con le sue formazioni rocciose e i suoi cactus. Si può girare in un avventuroso tour in jeep, ma anche a cavallo. Ci sono diverse tipologie di sistemazioni adatte alle famiglie. Da un lato, sono tantissimi gli alberghi con formula all-inclusive perfetti per chi non voglia più preoccuparsi di nulla. Uno su tutti è il gigantesco Ritz- Carlton, a Palm Beach, o il Tamarijn, a Oranjestad, specializzato nell’ospitalità per famiglie. Ci sono poi le sistemazioni più caratteristiche, come le simpatiche casette in stile olandese dell’Amsterdam Manor, sulla spiaggia di Eagle Beach. Il periodo migliore per un viaggio ad Aruba è molto ampio e va da febbraio a settembre, quando le temperature diurne si aggirano intorno ai 31°C e le precipitazioni si limitano ad 1-2 cm di pioggia al mese. Un viaggio può essere fatto anche da ottobre a gennaio, le rapide perturbazioni di passaggio non toglieranno nulla alla bellezza dell’isola ed alle temperature piacevoli dell’inverno ai tropici. L’ATTENZIONE ALLA ECO-SOSTENIBILITÀ Inoltre – in un mondo nel quale si parla in continuazione di spreco e di ecosostenibilità – si trova il Governo di Aruba, che si è messo al lavoro per contrastare lo spreco e le immissioni di CO2. L’Isola è un esempio di ciò che è possibile fare per combattere il cambiamento climatico globale ed è intenzionata a diventare una delle prime isole totalmente eco-sostenibili del pianeta. Tra le priorità c’è quella di ridurre la dipendenza da combustibili petroliferi e le emissioni di CO2, per arrivare a rendere l’isola la prima economia basata al 100% su energia sostenibile. A differenza delle altre isole dei Caraibi, ad Aruba si può bere acqua direttamente dal rubinetto. Sull’isola non ci sono fonti naturali di acqua dolce: l’acqua potabile viene infatti prodotta dall’acqua di mare, che viene dissalata presso l’azienda di fornitura WEB. Un processo laborioso, ma molto utile per dissetarsi durante le calde giornate di sole.
Ludmilla Radchenko
Ludmilla Radchenko In copertina/cover: Ludmilla Radchenko, Dolce Banana 150 x 150 Tecnica: collage, acrilico e resina su tela Anno: 2020 _________ Ludmilla Radchenko (nata l’11 novembre 1978) è un’artista pop siberiana, ex modella e personaggio televisivo, che oggi vive e lavora tra Milano e Dubai. Dopo una carriera di successo nella televisione italiana come “Letterina” di Passaparola, si è affermata nel mondo dell’arte contemporanea con il suo marchio Full Art.
PABLIU LUCERO
PABLIU LUCERO Tres Realidades 2018 Le opere di Pabliu Lucero sono un piano sequenza che traccia la linea delle sua esperienza di contatto e percezione con il mondo, tutto. La narrativa delle sue immagini non appartiene alla ricerca delle identità composte e scomposte dei nostri tempi che Lucero assume come un dato di fatto, quanto piuttosto al reportage, fedele, documentale, delle emozioni umane, da quelle fondative a quelle passeggere. La sua gamma multiforme di materiali, di tecniche, di sperimentazioni, vivace e disordinata, tipica del mondo latino dove Lucero affonda le sue radici culturali è un inseguimento contaggioso della felicità, dei suoi attimi fuggenti, delle sue inattese possibilità. Nel mondo di Pabliu Lucero la realtà e l’immaginazione non vivono mai su piani distinti in cui l’una possa sovrastare l’altra dimensione. Le sue opere non inseguono alcuna malinconica fuga dalla reatà, piuttosto sono un varco per comprenderla e viverla nella sua stessa pienezza. Pabliu Lucero è un devoto della contraddizione, un alchimista dei linguaggi materici, un contemporaneo.