Descrizione
L’ identità di una persona, di una nazione, di una generazione, come di un progetto artistico o letterario o di un prodotto di mercato, è un percorso di continua evoluzione in cui le azioni programmate si intrecciano al caso, agli imprevisti, alle costanti contaminazioni a cui ci conduce la socialità dei nostri progetti, pur identitari.
Perciò, per quanto meticolosamente si possa tentare di costruire un’identità, mattone su mattone, nessuno di noi è veramente in grado di prevedere con assoluta certezza l’esito delle nostre azioni, volte a costruirla nella percezione altrui. Perché di questo si tratta. Costruire un’identità equivale a restringere il campo delle possibilità percettive alla sola faccia con cui vogliamo essere riconosciuti. Ma è davvero possibile farlo? La narrativa social delle nostre vite può trasformarci tutti in marchi di mercato, ponendo al centro dei nostri racconti un’identità voluta, programmata, costruita? E se prima di sceglierne una decidessimo di confrontarci con il senso stesso di umanità? L’estate, le vacanze, i pomeriggi pigri ed assolati non sarebbero il migliore dei momenti per farlo?
